"Cucinare è come amare... o ci si abbandona completamente o si rinuncia."
(Harriet Van Horne)


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venerdì 6 gennaio 2012

Crostata di zucca, marron glacés e cioccolato gianduia (per una sfida) e... l'annuncio di un lieto evento!

Tutto ebbe inizio un paio di mesi fa quando la mia super amichetta Francesca (si... si chiama come me!) mi decantò le lodi di una torta buonissima che aveva mangiato in un ristorante vicino casa sua.
Essendo lei, oltre che una grandissima amica, una delle mie assaggiatrici ufficiali e una fan sfegatata del mio blog e delle mie preparazioni culinarie, decise di propormi una sfida.
Si trattava di provare a riprodurre la suddetta torta pur non avendola mai né assaggiata, né vista dal vivo.

Unici aiutini delle indicazioni sommarie date dallo chef del ristorante circa ingredienti e procedimento e questa foto fatta da lei:





E voi direte, beh, che ci vuole, è come quando trovi una ricetta in un libro e la esegui. Non esattamente.
Se non altro perché in questo caso c’era un vero e proprio termine di paragone, quindi non era sufficiente che fosse solo buona, ma avrebbe dovuto avvicinarsi alla torta orginale.

Ovviamente ho accettato la sfida perché la mia amichetta merita questo ed altro e poi essendo lei “ripiena” di una bimba, ditemi voi come si fa a dire di no ad una donna in attesa!








Presa dalle solite mille incombenze alle quali si erano aggiunte quelle del periodo natalizio, sono riuscita a realizzare e consegnare la torta alla mia amica il 31 Dicembre. Praticamente in time limit, il giorno della scadenza del termine della sua gravidanza!
Il giorno dopo la mia amica, ancora incinta a dispetto del termine, mi ha comunicato che la torta era buonissima e che era talmente vicina di gusto a quella del ristorante che le risultava difficile trovare delle differenze!

Beh, che dire… sfida superata?? Diciamo di sì, anche se esteticamente ci sono state alcune pecche (sono la solita incontentabile perfezionista!).









Ho apportato delle lievi modifiche alle indicazioni di base. Ecco la mia versione.

Ingredienti:

(io ho ottenuto una crostata da 28 cm e 4 piccole crostatine di circa 10 cm l’una)
1 dose di pasta frolla (questa)
1 kg circa di zucca
marron glacés a piacere
200 gr panna da montare
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di zenzero
1 cucchiaino di noce moscata
150 gr circa di cioccolato gianduia
80 gr. zucchero*
2 cucchiai di miele*
2 uova

Procedimento:

Stendere la pasta frolla nelle tortiere in uno spessore di circa 5 mm.
Sbriciolare sulla superficie i marron glacés in modo da formare uno strato.
Tagliare la zucca a tocchetti e farla cuocere nel forno.
Una volta cotta passarla al setaccio e aggiungere la panna leggermente montata, le uova appena sbattute, le spezie, il miele.
Versare il composto di zucca sulla base di frolla e marron glacés.
Infornare a 180 gradi e cuocere per circa 40 minuti.
Una volta sfornata e raffreddata la torta, ricoprirla di riccioli di cioccolato gianduia.**

*con zucchero e miele sono stata al minimo sindacale suggerito dallo chef per evitare che l’abbinamento con la dolcezza della frolla e del cioccolato gianduia potessero conferire al tutto un gusto troppo stucchevole.

**come si può vedere dalle foto che raffigurano solo alcune delle tortiere mignon (mentre quella da 20 cm è quella che è stata consegnata alla mia amica), il cioccolato è stato distribuito dopo averlo tritato grossolanamente. Il problema è che ho provato a realizzare dei riccioli con l’attrezzo per fare i riccioli di burro e quelli venuti meglio sono finiti sulla torta principale.
Proseguendo il lavoro, la tavoletta di cioccolato si era assottigliata e, insieme al fatto che il cioccolato gianduia è molto più scioglievole di quello normale, è stato impossibile realizzare dei riccioli perché si spezzava tutto!
Così ho conservato in frigo il cioccolato tritato per poi ricoprire le tortine solo al momento di servirle.









LIETO ANNUNCIO!!!!!!
Dopo una notte insonne a causa del probabile arrivo di un bel raffreddore, stamattina mi sono svegliata nervosissima…
Per fortuna il risveglio è stato allietato dalla bellissima notizia che la bimba della mia amica Francesca ha finalmente deciso di venire alla luce! Che emozione!!!

Ecco a voi la prima immagine scattata dal suo papà (e che io ho "rubato" da Facebook e ho semi-ombrato per difendere la sua privacy, manina a parte) della piccola Giulia!





Benvenuta piccolina… preparati perché la zia Fra non vede l’ora di spupazzarti e fatti svezzare presto perché ho in serbo delle belle sorprese culinarie fatte apposta per te!! :-)


Con questa ricetta partecipo al contest:



Il banner dovrebbe linkare qui ,  ma Blogger fa i capricci... :-(



Partecipa anche al
al contest di In Punta di Coltello, Dolci & delizie di Giusy, Il Mio saper fare




venerdì 5 febbraio 2010

Crostata con la bandiera di CUBA!



Ormai anche l’archivio delle mie ricette è dominato dallo stesso caos che contraddistingue la mia vita. Infatti non ho più idea di quando siano state realizzate… potrei risalire all’esatta data guardando le proprietà delle foto, ma non è importante. Tanto comunque il comune denominatore è che è passata un’eternità da quando le ho fatte…

La torta di oggi, se l’avessi postata nei giusti tempi, sarebbe stata un colpo di scena! La soluzione all’enigma che avevo lasciato in sospeso… Siccome nessuno si ricorderà si cosa si trattava, date ora vi rinfresco la memoria.

Tempo fa volevo fare una torta da regalare ad una persona mooooolto speciale, per ringraziarla della sua costante disponibilità. Si tratta della mia amica, sorella ideale e maestra di ballo Niovis Soto. Una ragazza cubana dal cuore d’oro, oltre che ballerina e coreografa eccezionale. Che poi quando si parla di Cuba o dei cubani c’è sempre da dire qualcosa di buono. Non può essere solo un caso…
- Piccolo spazio pubblicità: se siete di Milano, ma anche no, e volete avvicinarvi alla salsa cubana e al folklore cubano, la WEMILERE DANCE ACADEMY della maestra Niovis Soto fa per voi! Cliccate qui per maggiori informazioni. –Volevo una torta che fosse proprio per lei, non una buonissima torta però anonima, ma una buonissima torta che in qualche modo parlasse di lei…
Trattandosi di una ballerina cubana già la mia fantasia era partita, immaginando decorazioni da urlo che solo grazie al famoso MMF avrei potuto realizzare. L’idea era quella di fare un bel Pan di Spagna rettangolare farcito di crema pasticciera e magari un secondo strato di crema pasticciera al cioccolato, il tutto ricoperto di MMF bianco. E sempre tutte in MMF queste decorazioni: sopra avrei riprodotto la bandiera cubana, nei 4 bordi in verticale volevo appiccicare delle lettere per comporre il nome della scuola e il nome di Niovis e, per finire in bellezza, una bella bambolina ballerina che rappresentasse proprio lei.





Dopo le peripezie raccontate qui, col Pan di Spagna ero a posto.
Lo stesso però non si può dire del MMF… Ho mollato ancora prima di realizzare le decorazioni che mi ero immaginata…. Per usare una terminologia da Facebook, io e l’ MMF non abbiamo stretto amicizia! Per conoscere i dettagli del mancato lieto fine leggete qui.

Così ero di nuovo punto e a capo… o quasi… Che me ne facevo di un anonimo (seppur sudato e ben riuscito) Pan di Spagna senza decorazioni ad effetto??
Dopo tanto pensare su come sostituire questo tentativo fallimentare con una torta di successo, ho optato per la cosa più semplice di questo mondo… e come al solito, la semplicità vince!
Infatti non c’era bisogno di complicarsi la vita e rimanere invischiata in quella roba appiccicaticcia e dal dubbio sapore… Approfittando dei colori della frutta avrei potuto riprodurre la bandiera cubana che già di per sé rappresenta Niovis, perché lei è Cuba, lasciando perdere le ulteriori decorazioni. Il bianco fatto con fettine di banana, il rosso coi lamponi e il blu coi mirtilli. Il tutto appoggiato su un letto di crema pasticciera adagiata su una frolla.
In altre parole niente di più che una crostata alla frutta!!!




Però siccome nessuna cosa che fa parte della mia vita può essere semplice, anche la preparazione di una crostata è diventata un rompicapo.
La torta andava consegnata il sabato in pausa pranzo. Avendo un negozio io lavoro anche al sabato.
Così il venerdi sera ho preparato la frolla e la crema e le ho messe in frigo a riposare. Il sabato all’alba con la pasta ho foderato lo stampo rettangolare e l’ho cotta.
Ho impacchettato il guscio di crostata cotto e l’ho portato in negozio insieme alla frutta, alla crema e alla bustina per realizzare la gelatina (che ho scaldato al microonde in negozio, litigandoci… e con cui ho coperto solo le banane per proteggerle dall’annerimento). Approfittando dell’anticipo ho montato la torta nel retro del negozio dove ho allestito un piccolo angolo cucina…
Tutto perfetto. La decorazione riproduceva in maniera abbastanza fedele la bandiera cubana, se non fosse che…. Ci sarebbe una stella all’interno della parte rossa… e io me ne ero completamente dimenticata…
Avrei dovuto realizzare almeno solo quella con il MMF bianco da appoggiare sopra i lamponi, oppure con una glassa reale, facendo un po’ di fatica…

Trovandomi in negozio con nessun attrezzo e nessun ingrediente a disposizione, come avrei potuto fare???
Purtroppo mi sono venute in mente solo due idee tremende…
La prima idea era quella di ritagliare una stella da un foglio e far scendere dal buco ricavato dello zucchero a velo… certo, come no! Non essendo la superficie sotto liscia visto che c’erano i lamponi ed essendoci la crema sotto, il disegno della stella non si sarebbe visto…
La seconda idea: sono andata al supermercato vicino al negozio a comprare una bomboletta di panna montata… cosa che non uso mai perché non la amo… con grande maestria ho realizzato la stella… sembrava anche ben riuscita… se non fosse che, quando ho realizzato la torta era ancora fine estate, quindi con quel caldo la panna non avrebbe retto nemmeno il tempo del trasporto… basti pensare che solo il tempo di fare le foto e già si era ammosciato tutto…
Quindi??? Dopo lo scempio ho smontato la parte dei lamponi, li ho lavati per togliere la panna e ho rimontato di nuovo la torta… quindi ho rinunciato alla stella… una bandiera cubana un po’ falsata, soprattutto privata di una parte di significato…

Un delirio insomma…

Fortunatamente il consenso della destinataria è stato totale e questo è l’importante…. E lo ha pure espresso su Facebook dove ho caricato la foto della crostata.
Tutto è bene quello che finisce bene!!
La ricetta della crostata come la faccio io l’avevo già postata e la trovate qui.






martedì 2 giugno 2009

Crostata alla marmellata di limoni (della Compagnia del Cavatappi)




Domenica scorsa abbiamo fatto, come da programma organizzato giorni prima, una grigliata all'Idroscalo di Milano, con amici milanesi e gli zii venuti dal Piemonte.
Inizialmente non avevo una grande voglia, perchè sono sempre in attesa della domenica per fare le mille cose che ho in arretrato, prima fra tutte dormire, e qualsiasi attività fuori casa mi sembra un lusso che non posso permettermi in questo periodo (che dura ormai da mesi, se non addirittura da almeno un anno e mezzo).
Però pensandoci bene, ad una grigliata non si può dire di no... e se alla griglia c'è mio zio Vincenzo poi, il successo è garantito...
La sua è una vera e propria specialità... Così nella divisione dei compiti, in modo che ognuno portasse qualcosa di pronto oltre la carne da arrostire, a me come al solito, è toccato il piacevole compito del dolce.




Diviso in due sere, gli unici momenti liberi. Avevo pensato ad una crostata di marmellata, semplice, facilmente trasportabile e di sicuro effetto. E poi avevo da provare la Marmellata di Limoni della Compagnia del Cavatappi che ho ricevuto da qualche settimana insieme ad altri prodotti e di cui ho parlato qui.



Peccato però che al momento di preparare la frolla mi sono accorta di avere poco burro a disposizione e quindi invece della classica tortiera da 26 cm ho utilizzato una più piccola da 18 cm... Però a questo punto era proprio piccolina per 8 persone golose... così ho pensato di fare un'altra torta, ovviamente diversa, sempre di quella dimensione, ma di questo ne parlerò in un prossimo post.
La crostata contro il mio iniziale scetticismo è venuta divinamente e ha riscosso un grande successo. Il merito è dell'abbinamento veramente azzeccato tra la dolce, ma non stucchevole frolla (nella versione ormai collaudata di GZ che continuo ad utilizzare) e la deliziosa marmellata di limoni del Cavatappi, aspra al punto giusto da non lasciare l'amaro in bocca e di una consistenza quasi liquida da rimanere sempre morbida anche dopo la cottura. Ovviamente va benissimo accostare anche altri tipi di marmellata o crema al cioccolato o ricotta o... quello che si vuole!




Ah, quanto alla grigliata, è andata bene, anche se potevamo essere in un prato qualsiasi (senza dover necessariamente fare 20 minuti di tangenziale) perchè dal punto dove eravamo di Idroscalo non se ne vedeva per niente... Inoltre c'era una folla esagerata e ieri avevo pure una serie di dolori diffusi dovuti alle posizioni scorrette tenute stando seduta e sdraiata per terra tutto il giorno...
Per il rispetto della privacy (!!!) dei partecipanti e per non andare off topic eviterò di postare le foto dell'allegra brigata e per mantenere un pò di decenza non metterò la mia foto in cui con un cappello di paglia stile cow-boy ho fatto una foto in posa da Charlie's Angels...
Mi limiterò a inserire solo le foto dei due ospiti a quattro zampe: il mio Joy, sempre con me e la nuova arrivata in casa dei nostri amici: Bijou, neanche due mesi di vita, ma già vispa e intelligentissima!





Ingredienti:
1/2 dose di pasta frolla (ricetta qui)
marmellata di limoni della Compagnia del Cavatappi (circa 2/3 terzi del vasetto da 360 gr)
burro e farina qb per la tortiera
zucchero a velo qb per spolverizzare
Preparare la frolla come da ricetta (anche la sera prima) e mettere a riposare in frigo almeno mezz'ora. (Se preparata la sera prima, togliere dal frigo almeno un'oretta prima)
Stendere 2/3 circa della pasta in una sfoglia di circa 5 mm e foderare una tortiera di circa 18 cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata.
Farcire con la marmellata (nel mio caso di limoni, ma va bene anche di altro tipo. Nel caso fosse una marmellata troppo compatta, diluire con poca acqua).
Con la pasta frolla avanzata creare delle strisce col coltello o con il rullo zigrinato (o altro tipo di decorazione magari con dei tagliapasta) e apporle sulla torta per formare la classica griglia.
Infornare a forno preriscaldato a 170/180 gradi per circa mezz'ora (dipende dal forno, il mio è sempre iperveloce), comunque finchè la pasta diventa leggermente dorata.





martedì 12 maggio 2009

Crostata di frutta




Qualche giorno fa ho parlato degli amici di famiglia che abitano a New York e che in queste settimane sono a Milano in vacanza. Venerdi scorso sono stati a pranzo da noi. Mia madre si è occupata del pranzo completo a base di pesce (visto che io lo odio con tutta me stessa!) e ovviamente io ho pensato al dolce.
Il tempo è sempre poco così ho pensato di andare sul sicuro senza sperimentare cose nuove che magari (non sia mai!!) non riescono bene e quando ci sono ospiti non è bello… allora che c’è di meglio di una classica, ma buonissima crostata di frutta?





La sera prima ho cotto la base di pasta frolla (che avevo già pronta e congelata in attesa di fare dei frollini che a questo punto sono rimandati) e ho preparato la crema pasticcera.
La mattina poi ho riempito la frolla con la crema e l’ho farcita con la frutta. E il tocco finale, la litigata con la gelatina… si perché fino ad ora non avevo mai voluto utilizzarla perché le cose di consistenza gelatinosa non mi fanno impazzire, anzi mi danno anche un po’ fastidio, ma sulla crostata di frutta ci vuole proprio… Ma la mia avversione si è manifestata nel momento di versare la gelatina sulla torta… Ci vuole tecnica per distribuirla in modo uniforme prima che si solidifichi (praticamente in pochi secondi), mentre io pensavo di avere più tempo e di poter gestire la cosa con la mia lenta precisione da Bilancia…
Ho tentato di recuperare più che altro per una questione estetica.




Il risultato è stato accettabile esteticamente, ma sopraffino dal punto di vista del sapore.
Soprattutto considerando che questo dolce a me piace, ma spesso mi risulta stucchevole prima ancor prima di finire una modesta fetta a causa della crema o della pasta sempre troppo dolci. In questo caso invece la dolcezza è stata assolutamente giusta.






Ingredienti:

pasta frolla (circa metà della dose della ricetta qui)
crema pasticcera (come da ricetta qui)
frutta mista q.b. (io avevo solo fragole e uva in casa)
1 bustina di gelatina Tortagel PaneAngeli


Foderare una tortiera di circa 24 cm con la pasta frolla (uno strato non troppo spesso).
Bucherellare la superficie con una forchetta e infornare in forno già caldo a 180 gradi per circa mezz’ora (i tempi dipendono sempre dal proprio forno).
Quando la pasta risulterà leggermente dorata all’esterno è pronta.
Togliere dallo stampo solo una volta raffreddata
Preparare la crema pasticcera seguendo la ricetta qui.
Volendo la base e la crema possono essere preparate il giorno prima.
La crema si conserva in frigo in un recipiente coperto da pellicola.
Farcire la base della torta con la crema.
Lavare, tagliare a metà le fragole e l’uva (e a fette eventuali altri tipi di frutta come banane, kiwi, pesche, meloni, ecc., lasciando la buccia ove possibile).
Asciugare e disporre sulla crema la frutta cercando di formare una decorazione carina.
Fare la gelatina seguendo le istruzioni sulla bustina e versare rapidamente sulla torta visto che si solidifica molto in fretta.






Siccome non c’è stato tempo per fare altro e col solito ritardo che mi contraddistingue, dedico questa torta a due persone diverse e per due motivi diversi:

- mia mamma perché era la sua festa domenica (e di tutte le mamme)
- Victor, straordinario ballerino, coreografo, dj latino americano, colui che circa 20 anni fa ha portato in Italia l’animazione nei locali di salsa.
Domenica purtroppo un terribile incidente stradale lo ha portato in cielo.
Anche se non lo conoscevo personalmente mi unisco al cordoglio di tutto il popolo del ballo latino facendone parte pure io e faccio virtualmente le condoglianze ai suoi parenti a Santo Domingo.
Piuttosto che il silenzio preferisco onorare la memoria di una persona che ha dato tanto al mondo del ballo in un modo “dolce”.

QUE EN PAZ DESCANSE…



lunedì 13 aprile 2009

Pastiera



Finalmente mi sono schiodata!! Forse la parola è un po’ troppo da “pischella” (ragazzina) milanese, ma rende bene l’idea… Voglio dire che finalmente la bellissima e caldissima giornata di oggi mi ha fatto venir voglia di fare una bella camminata all’aria aperta, staccandomi per qualche ora dalla sedia davanti al pc alla quale sono stata fedelmente attaccata per tutto il freddo inverno…
Ho fatto una bella passeggiata di salute nell’affollato Parco delle Cave che si trova a pochi passi da casa mia… in mezze maniche e, avrei potuto tranquillamente mettere anche pantaloni corti e infradito visto il caldo…
Anche il mio piccolino Joy ha goduto dell’aria aperta e credo non abbia mai camminato e corso tanto, visto che ad un certo punto era così sfinito che si è sdraiato rifiutandosi di alzarsi e ho dovuto prenderlo in braccio per proseguire…




Fino alla metà della settimana scorsa ero convintissima che avrei passato Pasqua e Pasquetta dormendo tutto il tempo per recuperare il sonno arretrato, spinta dall’apatia che da qualche anno ho verso le feste comandate e anche dal fatto che gli accadimenti tragici dell’Abruzzo hanno tolto la voglia di festeggiare un po’ a tutti.



Poi però mia madre, in uno slancio di inspiegabile entusiasmo, ha invitato alcuni parenti e amici a casa nostra (escludendo la classica grigliata fuori porta di Pasquetta un po’ perché non ci fidavamo del tempo, ma soprattutto per pigrizia!) e mi ha affidato il compito di preparare i dolci.
E così a grande richiesta ho rifatto la torta rustica di mele e, volendo sperimentare un classico della tradizione pasquale campana ho deciso di cimentarmi nella Pastiera.
Ma anche per rispondere ad un affronto che mia madre mi aveva fatto la settimana scorsa: ha portato a dei parenti a casa dei quali siamo andate in visita, una simil pastiera comprata al reparto pasticceria del supermercato… una cosa oscena, senza alcuna traccia di orzo e con persino la frolla che non sapeva di frolla…
Ma come, con un’aspirante pasticcera in casa non era neanche da pensare!!
Pensavo che la difficoltà maggiore fosse proprio insita nella preparazione stessa… invece no! La difficoltà è stata reperire l’indispensabile acqua ai fiori d’arancio… ma come, in una città come Milano? Ebbene si, perché io ho deciso all’ultimo e probabilmente tutta Milano aveva messo la Pastiera nel menu di Pasqua e quindi le fialette erano esaurite ovunque…
Solo all’ultimo tentativo, quando pensavo non ci fosse più speranza, eccole li le boccette… uno scaffale che non c’entrava niente… forse volevano depistarmi?




Come al solito mi sono affidata al mitico, insuperabile e infallibile (non smetterò mai di dirlo!) Giallo Zafferano (ma a proposito, qualcuno mi dovrà spiegare come funziona… cioè chi c’è dietro, come vengono raccolte le ricette… forse dovrei chiedere ad Erborina, le cui ricette compaiono spesso) ed ho fatto benissimo perché la torta è riuscita una favola!!
E detto da me che non ho mai amato particolarmente le torte con la ricotta è una garanzia!
Pure la frolla fatta con la ricetta base di GZ è, a mio gusto, perfetta e quindi la inserisco come mia ricetta base ufficiale anche qui nel mio blog!




E come sempre prima un po’ di storia e origini del dolce di oggi (tratte dal sito http://www.pastiera.it/):

STORIA DELLA PASTIERA
Si racconta che Maria Teresa D'Austria, consorte del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai", cedendo alle insistenze del marito buontempone, famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, compiaciuta alla bonaria canzonatura del Re che sottolineava la sua evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana.
Pare che a questo punto il Re esclamasse: "Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo".

ORIGINI DELLA PASTIERA
La pastiera, forse, sia pure in forma rudimentale, accompagnò le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente. Per il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto " confarratio ".
Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, derivate dall'offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Nell'attuale versione, fu inventata probabilmente nella pace segreta di un monastero dimenticato napoletano. Un'ignota suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l'acqua di mille fiori odorosa come la prima vera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall'Asia. È certo che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell'autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono, diciamo, due scuole: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace con bottega in un angolo della Piazza Municipio non più esistente.
La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di bene amalgamarsi in un unico e inconfondibile sapore. Appositi "ruoti" di ferro stagnato sono destinati a contenere la pastiera, che in essi viene venduta e anche servita, poiché è assai fragile e a sformarla si rischia di spappolarla irrimediabilmente.

LA LEGGENDA DELLA PASTIERA
Ancora più leggendaria e mitologica la storia della sirena Partenope che incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d'amore e di gioia. Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d'amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero. Sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnare i doni alla bella Partenope: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l'acqua di fiori d'arancio, perché anche i profumi della terra solevano rendere omaggio; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere l'ineffabile dolcezza profusa dal canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l'universo. La sirena, felice per tanti doni, si inabissò per fare ritorno alla sua dimora cristallina e depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.



Ingredienti:

pasta frolla (vedi ricetta qui)
Acqua di fiori d’arancio (1 fiala o nel caso della boccetta grande due/tre cucchiaini)
50 gr di arance e cedro candito (ne andrebbero di più, ma io li odio e ho già fatto uno sforzo immane!)
30 gr burro
1 cucchiaino di cannella
250 gr di grano cotto
150 gr latte
La scorza grattuggiata di un limone
350 gr. ricotta di pecora (GZ consiglia un misto tra pecora e mucca, ma io ho usato solo quella di pecora)
2 uova intere
2 tuorli
1 bustina di vanillina
350 gr zucchero

Versare il grano cotto nel latte in una pentola insieme al burro. Scaldare continuando a rimescolare fino a quando non si sarà ottenuta una crema uniforme. Far raffreddare la crema ottenuta e aggiungere tutti gli altri ingredienti: la ricotta, lo zucchero, le uova, la bustina di vanillina, la fiala di fiori d’arancio, il cedro e l’arancia candita, la cannella e la scorza grattugiata del limone. Nel frattempo rivestire una teglia del diametro di 28 cm con la pasta frolla avendo cura di tenere una porzione di pasta da parte per le decorazioni.
Riempire la teglia con l’impasto liquido.
Con la pasta tenuta da parte, ricavare, da una sfoglia non troppo sottile, delle strisce di frolla della larghezza di 1,5-2 cm, con le quali decorare la superficie della pastiera disponendole a griglia.
Questa operazione potrebbe risultare più difficoltosa rispetto ad una normale crostata se il ripieno viene un po’ troppo liquido come successo a me (potrebbe essere a causa del latte Zymil che sono costretta ad usare per la mia intolleranza al lattosio e che è molto acquoso), quindi le strisce potrebbero sprofondare leggermente, alterando leggermente solo la parte estetica finale.
Portare il forno a 200° e infornate la pastiera; dopo un'ora circa (e come al solito al mio forno sono bastati 50 minuti), quando la superficie si sarà dorata, spegnere il forno, lasciare raffreddare la torta e farla asciugare nel forno stesso. Estrarre la pastiera dal forno e spolverizzarla con dello zucchero a velo prima di servirla.



Nota: conviene non essere troppo generosi con le fette perché è una torta mooooolto sostanziosa e, soprattutto alla fine del pranzo pasquale potrebbe essere eccessivamente pesante!
Nota 2: la Pastiera va preparata con qualche giorno di anticipo per permettere a tutti gli ingredienti di assimilarsi bene tra loro e poterla così gustare al meglio la domenica di Pasqua



mercoledì 7 gennaio 2009

Delizia alle mele con crema al mascarpone

Visto che l'odiosa neve mi costringe a casa, ho deciso di dedicarmi alla preparazione di una delle tante varianti di torta di mele (sarebbe un'impresa titanica stilare un elenco di tutte le possibili torte di mele... se poi ci si aggiungono anche i dolci di altro genere sempre con le mele come ingrediente principale non si finirebbe più!). Così mi distraggo dalla giornata di lavoro persa e utilizzo la confezione di mascapone avanzata dal tiramisu dell'altro giorno.

La ricetta l'ho presa da Cookaround ed è suggerita da Sara88 a cui faccio i complimenti e che ringrazio perchè è venuta buonissima!
Ho solo ridotto alcuni ingredienti perchè man mano che procedevo mi sono accorta che erano troppi per me.
Ecco la mia versione.


Ingredienti:

Per la base simil frolla:
200 gr. di farina
50 gr. di zucchero a velo
140 gr. di burro

Per la crema:
250 gr. di mascarpone
1 uovo intero
50 gr. di zucchero
1/2 bicchierino di Marsala secco

Per la copertura:
2 mele
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaio di zucchero

Su una spianatoia mescolare la farina con lo zucchero a velo e il burro ammorbidito fino a formare un panetto. Foderare il fondo e i bordi di uno stampo di max 18/20 cm.
Bucherellare leggermente il fondo della pasta e mettere a riposare in frigo.
Nel frattempo preparare la crema mescolando il mascarpone, l'uovo, lo zucchero, il Marsala fino ad ottenere una crema liscia senza grumi.
Riprendere la base dal frigorifero e versare sopra la crema di mascarpone.
Tagliare a dadini le mele, unire lo zucchero e la cannella e versare il tutto sulla crema.
Mettere in forno già caldo a 180 gradi. La ricetta originale prevede di cuocere la torta per 40 minuti, ma a me sono stati necessari almeno 60 minuti.
Una volta sfornata è normale che la crema risulti ancora morbida.
Lasciare raffreddare completamente prima di trasferirla sul piatto.
Spolverizzare leggermente con zucchero a velo e servire.