"Cucinare è come amare... o ci si abbandona completamente o si rinuncia."
(Harriet Van Horne)


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mercoledì 11 luglio 2012

La fine di un'epoca... (un post lungo e apparentemente fuori luogo, ma dovevo scriverlo!)





"Attenzione! Questo post è estremamente lungo e non contiene ricette! Se sei un/a temerario/a e vuoi leggerlo tutto sappi che è a tuo rischio e pericolo... potresti annoiarti a morte o piangere di tristezza... Se invece deciderai di saltarlo a piè pari o di non arrivare alla fine, ti capisco... però così facendo non saprai mai se sono diventata matta postando qui un simile articolo o se invece un motivo c'è... Come nei libri gialli la soluzione al mistero si trova alla fine, ma non vale scorrere fino in fondo per leggere solo l'epilogo!"

Un sabato sera d'estate come un altro. Forse solo un po' più caldo. I milanesi noncuranti della calura si "buttano giù da gara" (linguaggio da "pischella milanese"!) per raggiungere i locali nelle zone della movida. Che si fa? Facciamo un "ape" (non credo che nessuno più dica aperitivo... per tutti è solo l' "ape" !)... No, andiamo a cena... o anche, andiamo a bere qualcosa e poi andiamo a ballare.
Quando ero più mondana di adesso, nella lista dei posti dove passare una bella serata c'è sempre stato il teatro.

E così sabato 30 Giugno 2012 (data che passerà alla storia) ho messo da parte la pigrizia e la stanchezza e sono andata a teatro.
E' stato uno spettacolo diverso dal solito. Uno spettacolo che nessuno avrebbe voluto vedere, ma a cui non si poteva mancare.
Sabato 30 Giugno infatti è andata in scena la festa di chiusura del Teatro Smeraldo di Milano. Chiamarla "festa" suona sarcastico, ma è meglio festeggiare decenni di gloria che resteranno indelebili nella memoria piuttosto che piangere sulla fine ingiusta di una vera e propria istituzione.

Ho sfidato il sonno con una pennichella post-cena e ho affrontato stoicamente l'eterno e sfiancante dilemma del "cosa mi metto?" che si svolge rigorosamente davanti ad un armadio pieno fino quasi a scoppiare! Dopo la prima fase di sconforto in cui sembra sempre predominare la resa del "non ho niente da mettermi", l'outfit giusto salta sempre fuori.
Ho indossato una gonnellina bianca, un top rosso, un paio di zeppe di corda e tela bianca e una borsa rossa e sono uscita.
Solo pochi metri dividono casa mia dal teatro. Infatti ero solita dire "abito in zona Smeraldo!" Ora sarò costretta a dire "abito in zona cantiere ex Smeraldo" :-(

Mancava qualche minuto a mezzanotte quando sono arrivata davanti all'ingresso del teatro. Le saracinesche erano ancora chiuse, ma c'era già parecchia gente ad attendere l'apertura, l'ultima.
Il target era veramente eterogeneo a dimostrazione del fatto che il teatro è una forma di cultura che unisce le persone senza distinzione alcuna. C'erano ragazzi, adulti, anziani, famiglie con bambini piccoli e anche un riconoscibile gruppo di attori in erba... Perchè "riconoscibile"? Perchè gli artisti hanno sempre qualcosa di particolare che permette di renderli inconfondibili. Può essere qualcosa che indossano o un atteggiamento. Poi insomma, ho lavorato nei villaggi turistici, ho ballato una vita e lavoro coi creativi pubblicitari, che sempre artisti sono... ormai ho l'occhio clinico!
La gente che man mano arrivava aveva quasi riempito quella lingua di marciapiede risparmiata dal cantiere maledetto. Sì perchè spesso costruire qualcosa implica distruggere qualcosa d'altro.











E come a voler rimarcare questo concetto, la locandina dell'evento è stata stampata in diverse copie e la maggior parte di queste erano state appiccicate sui recinti che delimitavano il cantiere. 





Armata della mia ormai inseparabile nuova reflex ho vestito i panni della fotoreporter in concorrenza con quello che credo fosse il fotografo ufficiale... Cercavo di arrivare prima di lui e di prendere per prima le giuste inquadrature.
Peccato che lui avesse un parco ottiche di tutto rispetto e io solo la mia ciofeca 18-55 mm (che al buio o in caso di necessità di fotografare soggetti lontani è abbastanza improponibile!)... E, nonostante mi atteggiassi a paparazza, scattavo quasi a caso visto che ancora la maggior parte dei tasti e delle funzioni della mia Canon sono un mistero per me! Probabilmente il risultato è  appena guardabile, ma non potevo non avere delle foto dell'evento!





Poi ho rivolto l'obiettivo in alto, appena sopra la pensilina e non ho potuto proprio esimermi dall'immortalare un'insegna luminosa decisamente pregna di significati. Ma non per tutti. Solo per chi come me, non ha solo goduto delle emozioni del Teatro Smeraldo, ma anche di quelle di Ventaglio, l'ormai defunto Tour Operator dalle cui proprie ceneri in molti speriamo possa rinascere, come una moderna Araba Fenice.
Questi binomio è stato per tanto tempo motivo di gioia per me... i miei teatri preferiti uniti in collaborazione col Tour Operator con cui ho trascorso le più belle vacanze della mia vita e anche l'esperienza lavorativa più forte quando da turista ho deciso di passare dall'altro lato della barricata e diventare staff nei villaggi.
E il binomio teatro-villaggio l'ho appunto ritrovato anche quando lavoravo con Ventaglio nel senso che era quello il mio posto preferito. Era lì che amavo rifugiarmi quando avevo un po' di tempo libero. Non c'era bisogno che ci fossero spettacoli in scena o prove, mi bastava solo essere lì, anche da sola... e avrei potuto passare ore ad osservare ogni dettaglio. Mi sedevo sulle gradinate e lasciavo andare l'immaginazione. Mi vedevo calcare il palco come ballerina classica professionista, il vecchio sogno di bambina infranto troppo presto per colpa di un pediatra che non aveva capito che essere magri per la danza è un vantaggio e non un limite.
Oppure mi vedevo nei panni più attuali della ballerina di danze caraibiche protagonista di uno show caliente in cui già sapevo chi sarebbe stato il mio ballerino, l'abito e persino il mix di musiche su cui avremmo ballato.
E se c'era ancora tempo per fantasticare, mi alzavo e mi dirigevo prima sul palco ad osservare ogni dettaglio, luci comprese, poi mi introducevo dietro le quinte tra i camerini dove su ogni sedia c'era il nome di uno dei componenti dello staff, che ti sembrava strano vederle vuote e soprattutto ascoltare il silenzio... Se fosse stato show time quei pochi metri si sarebbero animati di gente che, dopo aver scaramanticamente urlato "merda, merda, merda", iniziava a correre di qua e di là, cambiando velocemente l'abito di scena, anche spogliandosi completamente se necessario, in una promiscuità a cui nessuno fa caso.
Passando poi per il tripudio di colori degli abiti della costumeria tra macchine da cucire sempre in funzione e scampoli di stoffe in attesa di prendere nuova vita rinnovando e arricchendo qualche vecchio e polveroso abito di scena, si arrivava ad un altro posto per me adorabile: la sala dello scenografo. In un teatro normale e non in villaggio, sicuramente le scenografie arrivano da laboratori esterni, mentre lì si fa tutto in casa... la magia dei colori, dei pannelli dipinti, del legno che prende forma ricreando paesaggi e ambienti, la bellezza di un lavoro manuale (faticoso!) e creativo che è parte integrante e fondamentale della storia che verrà raccontata in scena.
Speravo sempre di poter aiutare lo scenografo in villaggio e al mio ritorno a vita stanziale ho letto tante cose a proposito della scenotecnica teatrale e oltre al tarlo della laurea in psicologia che non ho mai conseguito per problemi familiari, si è aggiunta anche quella in scenografia!  Ora che lavoro a pochi passi dall'Accademia delle Belle Arti di Brera spesso in pausa pranzo mi siedo su una panchina nei pressi dell'ingresso e guardo gli studenti che entrano ed escono pensando ad un'altra mia possibile carriera morta ancora prima di nascere.










Finalmente qualche minuto dopo la mezzanotte hanno alzato le serrande e per l'ultima volta il pubblico dello Smeraldo ha potuto varcare la soglia del teatro.
Ad accoglierci la biglietteria sulla sinistra e il guardaroba sulla destra, ovviamente non funzionanti e poco più avanti il bar, quello invece era attivo.
Il foyer non è molto grande, infatti pochi passi dividono l'ingresso dalla tenda rossa di velluto pesante che delimita l'ingresso in sala.
Ho osservato ogni dettaglio e ho fotografato tutto quello che ho potuto... persino i cartelli con gli avvisi al pubblico! Sicuramente il cimelio numero uno è il bellissimo lampadario che domina il centro del foyer con il disco dorato da cui partono tanti fili con applicati dei vetrini. La polvere depositatasi ne ha offuscato parte dello splendore, ma io ho passato molto tempo con la testa all'insù immaginandomelo bello lucidato e non ho potuto fare a meno di pensare che a casa mia starebbe divinamente! Sarà un segno del destino che a distanza di otto mesi dal trasloco io non abbia ancora comprato un lampadario perchè nessuno mi ha convinto? Forse il destino ha voluto che mi innamorassi di questo! Sarebbe bello far vivere un pezzo di teatro nel cuore di casa mia... Ecco, se il Sig. Longoni, storico patron del teatro per qualche strano caso sta leggendo queste righe ora lo sa... se il lampadario deve finire sotto una ruspa o deve passare per le mani di indelicati operai, io voglio salvarlo!







Io e una signora anziana siamo riuscite ad entrare per prime e davanti a noi si è svelato un panorama desolante. Avevo letto in diversi articoli come si sarebbe svolto l'evento. Come giustamente descritto in quegli articoli, il teatro è stato "sventrato" delle sue poltrone per creare una grande pista dove il pubblico avrebbe potuto ballare da mezzanotte all'alba. Di fronte a noi, sul palco, si stagliava nella sua postazione molto minimal, il dj che già stava mettendo musica. 
E sullo sfondo una saracinesca con delle scritte molto eloquenti chiudeva brutalmente il dietro le quinte.




Che poi visto da una giusta angolazione e accentuato da un effetto seppia, il palco, la serranda e il dj ricordavano un po' delle atmosfere da club newyorkese fine anni 80. Io a New York purtroppo non ci sono mai stata, né negli anni 80, né dopo, ma ho visto tanti film ambientati nella grande mela e soprattutto quelli incentrati su danza e teatro. E poi volevo fare la splendida attirando l'attenzione
sulla foto qui sotto di chi è così temerario da essere arrivato a leggere fino qui!






La gente che man mano arrivava però non ballava. Si guadava intorno, osservava il vuoto agghiacciante della balconata, saliva sul palco per fare le foto vicino alle scritte e soprattutto commentava. Sì, tutti dicevano la stessa cosa: "è incredibile... sta veramente chiudendo!". E io annuivo desolata.




Ad un certo punto ho chiesto a mia madre di farmi una foto, ma potete capire che se una reflex è ancora in parte un mistero da svelare per me, figuriamoci per lei... 
Così nel tentativo di immortalare me, non si sa come, è riuscita a fotografare il pavimento. E siccome spesso dagli errori nascono cose giuste, ecco che involontariamente ha fotografato degli strani rettangoli neri sul parquet.
Quei rettangoli non sono altro che le piantane dove erano fissate le poltrone. E che a guardarle non fanno altro che ricordare quello che è stato e che ora non è più.




Una volta saliti sul palco per fare le foto del caso, alcuni di noi giravano con fare indifferente cercando di capire se fosse possibile andare oltre. Così timidamente qualcuno spostava la tenda che separava il palco dal dietro le quinte e superata l'iniziale reticenza, visto che nessuno autorizzava, ma nemmeno proibiva, è iniziata una lenta e affollata processione nei meandri solatimente inaccessibili al pubblico. Quegli spazi che tanto amavo in villaggio, lì dove si respira l'aria di chi il teatro lo fa. Chiaramente i lavori per "uccidere" il teatro erano già cominciati, infatti nel dietro le quinte non abbiamo trovato altro che roba dismessa e ammassata compresa l'americana! Non vorrei che qualcuno pensasse ad una giovane donna statunitense abbandonata in mezzo ai resti del teatro... Nooooo, l'americana è e una trave a reticolo in alluminio che nei teatri serve a sostenere le luci... la vedete smontata in basso a destra nella foto...




E l'americana mi riporta ancora una volta ai miei trascorsi di villaggio... era il 2005 e stavamo aprendo per la prima volta il villaggio a Boa Vista... tutto nuovo, teatro compreso... per la prima volta nella mia vita ho assistito alla costruzione di un teatro in villaggio. Senza dubbio la parte del montaggio dell'americana è stata tra le più impegnative e memorabili. Ecco alcune immagini...




Ma tornando a Milano e allo Smeraldo, finalmente mia mamma è riuscita a farmi due foto premendo a caso il tasto di scatto della reflex e infatti ero girata di spalle... poco male!






Nei vari articoli che da settimane anticipavano i dettagli di questa serata si parlava anche di un gesto concreto e simbolico al tempo stesso che avrebbe compiuto il direttore del Teatro Smeraldo Gianmario Longoni. Ebbene, lui aveva promesso che durante la serata avrebbe tagliato il sipario in tanti pezzi quanti erano i posti a sedere in platea, quindi oltre tremila, per distribuirli a tutti i partecipanti della serata. Inizialmente l'idea era quella che ogni pezzo di velluto donato corrispondesse al biglietto di ingresso per il primo spettacolo del nuovo Teatro Smeraldo, ma alla fine non si sa nemmeno se prenderà nuovamente vita altrove. Perchè? Perchè la solita burocrazia italiana unita ad un sindaco che tutto vuole tranne che il bene dei milanesi, hanno messo i bastoni tra le ruote a questo progetto.




Longoni ha mantenuto la promessa! Per tutto il tempo è stato in mezzo alla gente, sorridente, disponibile a scambiare quattro chiacchiere con tutti.
Mi sono avvicinata per dirgli quanto mi dispiacesse questa chiusura e l'ho esortato a non arrendersi, a non abbandonare questo sogno che vale la pena di inseguire. E infine l'ho ringraziato per quello che il Teatro Smeraldo è stato per Milano e per i milanesi. E Longoni ha affermato di essere felice di aver visto accorrere tanti milanesi per l'ultima apertura dello Smeraldo. Ma i milanesi comuni... sì perchè il rammarico più grande di quella serata è stato quello di riscontrare la mancata partecipazione degli attori rinomati. Nessuno dei tanti che per anni hanno calcato quel palcoscenico.

Ingrati, aggiungo io.
E così eccomi col mio cimelio: un pezzo di sipario che custodisco gelosamente!




Per fortuna tra le foto fatte a casaccio da mia madre che, oltre a non aver ancora capito le differenze tra una compatta e una reflex, ha anche dei seri problemi di vista (sembra che io stia descrivendo una vecchia decrepita!), c'è anche questa vicino ad uno slogan di una verità sconvolgente: "Lo Smeraldo vivrà nei nostri cuori".





E come ultima immagine di quella sera vi regalo l'abbraccio di questi due ragazzi. Erano degli attori o dei semplici amanti del teatro? Forse questo abbraccio è stato solo un gesto d'affetto indipendente dall'emozione dell'evento, ma qualcosa mi dice che invece è stato un abbraccio di conforto...




Ed ecco cosa succedeva ieri in Piazza XXV Aprile, la piazza antistante il teatro: mentre il sindaco (che io non ho votato e non perdo occasione per ribadirlo!) inaugurava e festeggiava allegramente la nuova piazza, qualcosa (nello specifico delle belle sedie pesanti) gli veniva lanciato contro...


                                                                 (immagine da internet)


Non erano sedie qualunque, ma le sedie del Teatro Smeraldo. E bastava girare gli occhi per vedere che davanti al Teatro c'era tutt'altra atmosfera...



    (immagine da internet)


Infatti si consumava la protesta dei lavoratori dello Smeraldo che un lavoro non ce l'hanno più. Doppia perdita per Milano. Sai che importa della piazza nuova e dei box sotterranei per la gente facoltosa della zona...

Chiudo la parentesi polemica e anche in qualche modo politica perchè questa non è la sede giusta...
Se c'è ancora qualche sopravvissuto che è arrivato a leggere fino qui, immagino si stia chiedendo, ma tutta sta pappardella, sì carina, comprensibile, ma che c'entra con un foodblog? 

C'entra eccome... perchè lo spazio occupato dal teatro è stato già venduto. Insomma sto cercando di dirvi che al posto del Teatro Smeraldo sorgerà...




Ora, da foodblogger dovrei essere contenta, eppure non ci riesco. Forse perchè obiettivamente penso che nessun tempio della ristorazione possa sostituire un teatro. Detto questo sicuramente frequenterò Eataly anche perchè è praticamente sotto casa mia e lo vedrò dal balcone, ma non potrò mai dimenticare che è nato sui resti di uno dei teatri storici milanesi.

Tornando alla festa di chiusura dello Smeraldo, alla fine del dj set, quindi all'alba (ma io ho abbandonato molto prima!), c'è stato un passaggio delle consegne simbolico da Smeraldo a Eataly con questi ultimi che hanno offerto la colazione in piazza a tutti gli intervenuti.

Speriamo sia vero quello che si legge su internet, vale a dire che Eataly organizzerà attività ed eventi legati al teatro. E' troppo presto per sapere cosa succederà... Per un bel pezzo sarà solo un cantiere. Un altro. :-(

lunedì 28 maggio 2012

Evento CASA BARILLA



Come forse mi è già capitato di raccontare, tra le cose che fanno di me una cattiva foodblogger c'è il fatto che non partecipo praticamente mai agli eventi food. E abitando a Milano la cosa è ancora più grave, dal momento che moltissimi di questi eventi si svolgono proprio nella mia città.
Quindi nemmeno ho la scusa di una presunta distanza da casa.

Ad onor del vero delle motivazioni che mi spingono a disertare ci sono.
Dal momento che immagino stiate scalpitando per conoscere queste ragioni, ve le elenco:

1) i miei orari di lavoro sono sempre difficili quindi spesso mi tocca rinunciare agli eventi.
2)
quando gli eventi si svolgono nel week-end la pigrizia prende il sopravvento

(fine delle motivazioni poco serie, a seguire quelle più credibili)

3) spesso questi eventi hanno costi per ingresso/parcheggio/degustazioni che trovo immorali e che comunque non sono alla mia portata.
Non si capisce a cosa servano gli sponsor se poi sono i visitatori a pagare... Inoltre, se devo spendere quanto una cena al ristorante, preferisco optare per quest'ultima possibilità, così sono io a scegliere dove e cosa mangiare, sono servita e un posto a sedere ce l'ho di sicuro.
Eppure questi eventi fanno sempre il pienone, anche se poi a raccontare sono sempre i soliti noti, quelli che probabilmente hanno l'invito quindi non pagano una cippa...

4) non tollero la vista delle celebrities (o presunte tali) del mondo del food.
Non bastavano già gli chef tramutati in star, adesso ci sono anche i foodbloggers menosi... ma di questo avevo già abbondamente parlato in passato.

E anche oggi avrò portato a casa qualche nemico in più, ma che ci volete fare, non ce la faccio a fare quella che dice sempre bene di tutto e di tutti!


Comunque, siccome alle regole c'è sempre almeno un'eccezione eccomi qui a parlarvi di un evento food (due settimane dopo, col mio solito tempismo!).
C'era un bel manifesto che campeggiava davanti al mio ufficio pubblicizzando l'evento ed essendo la location a due passi da casa mia (nel senso che se non fossi pigra avrei potuto realmente andarci a piedi invece che col tram) mi sono detta che si poteva fare. E così fu.


Nella splendida cornice del Castello Sforzesco, praticamente già dentro il Parco Sempione e con in lontananza l'Arco della Pace, ladies & gentlemen, ecco a voi.... CASA BARILLA!! (Domenica 13 Maggio 2012)






Il capannone blu che all'esterno ricordava la grafica dei pacchi di pasta Barilla, all'interno era diviso in diverse aree. Le due principali erano le due cucine, una con chef e gente comune che preparavano primi piatti e l'altra, dove chef dell'Academia Barilla (sì, si scrive proprio così con una "c" sola) preparavano in diretta alcuni piatti e facevano da aiutanti per la gara di cucina delle persone che si erano prenotate da casa per la sfida.




Nelle "fasce laterali", da un lato lo spazio in cui l'esperta di bon ton Barbara Rocchi della Rocca teneva seminari sull'arte dell'ospitalità e dall'altra parte due banconi dove venivano incessantemente distrubuiti piattini fumanti di assaggi della pasta del momento (erano previsti a cadenza oraria per tre giri, tre diversi piatti).
Inutile dire che c'erano delle code pazzesche, per la serie, anche se sono le 17, un piatto di pasta Barilla non si rifiuta... se poi è gratis, meglio ancora!
Ecco i tre assaggi che ho mangiato io (e mia madre, come si vede dalla foto!)... Buoni!!




Io sono arrivata intorno alle 16 e sono andata via a manifestazione finita, quindi dopo le 19. Ho assistito a due sfide in cui concorrenti e giuria erano persone comuni. Devo dire di essermi pentita di non aver partecipato come concorrente. Come al solito pensavo fosse più difficile, in realtà lo chef era molto disponibile anche ad aiutare i concorrenti e comunque il clima era molto amichevole.
Sarà per la prossima volta! 





Ho gradito molto questo evento, trovandolo genuino come la pasta Barilla!
I punti positivi sono stati l'ingresso gratuito (con la possibilità volontaria di donare una piccola somma ad un'associazione benefica), la presenza di molti posti a sedere, l'abbondanza dei piatti assaggio anch'essi gratuiti, la simpatia e la disponibilità degli chef dell'Academia Barilla e dei presentatori.
Di contro, una cosa negativa è stata quella di notare che all'uscita solo a coloro che avevano partecipato all'evento in qualità di concorrenti della sfida di cucina o di giudici, sono stati dati in omaggio dei pacchi di pasta Barilla in confezione speciale. Il packaging infatti riprende la grafica di alcuni decenni fa, con l'azzurro al posto del blu.

Piuttosto potevano metterla in vendita ad un prezzo più basso di quello di mercato se proprio non potevano regalarne a tutti un pacco!

La cosa, anzi la persona, che mi è rimasta particolarmente impressa nella memoria (e credo che ci rimarrà a lungo), è stata una signora che alla fine della sfida tra due ragazze si era messa in pole position, armata di forchetta personale, per avere il suo assaggio. Incapace di attendere il suo turno, o forse giustamente timorosa di poter rimanere a bocca asciutta, ha cercato di corrompere chiunque, dai presentatori, allo chef, alla ragazza in sfida... Si è data pace solo quando finalmente è riuscita ad agguantare il suo trofeo: il piatto di pasta fumante!

Io sono la prima a non rifiutare mai assaggi e degustazioni, ma credo ci sia sempre un comportamento dignitoso da assumere per evitare di fare figuracce memorabili.
Questo episodio mi ricorda tanto quando lavoravo nei villaggi e la gente dava l'assalto ai buffet in nome dell'all inclusive! 

Concludo dicendo che l'anno prossimo tornerò volentieri in Casa Barilla!


P.S.: le foto di questo post, sono state scattate con la mia nuova Reflex!! ...anche se un po' a casaccio... Io noto già la differenza! :-)





domenica 20 maggio 2012

Vi presento la mia nuova amichetta...





Succede che dopo quattro anni di assenza, è tornato a farmi visita l'amico "stipendio", così per festeggiare il suo ritorno ho deciso di dimenticarmi per una volta delle mille cose da pagare e di concedermi il lusso di farmi un regalone che sognavo da tempo...
Visto che non spero nei regali di nessuno, devo fare da me ed era giusto farlo ora. Tanto tra un mese o tra due non sarò sicuramente più ricca di oggi, avrò sempre le solite cose da pagare, anzi, magari qualcuna in più, e di sicuro non sarò riuscita a mettere via niente.
Quindi pensiamo alla salute... (??)
Ed ecco che, non senza paura per il primo grosso acquisto online, ho deciso di affidarmi al colosso Amazon... e ho fatto benissimo!
Prezzo ultra conveniente, spedizione rapidissima arrivata tre giorni prima del previsto nel mezzo di un ponte festivo e imballo perfetto... Già li adoro e comprerò sempre da loro!

Anche senza vedere le foto a seguire avrete già capito cosa c'era in quella scatola...




Siiiiiii! E' lei, la mia prima Reflex!!
Erano settimane che mi dibattevo nel dubbio atroce Canon o Nikon?
Che poi io per carattere di fronte ad un bivio tra due possibilità vado in panico e potrei rimanere bloccata a tempo indeterminato prima di decidermi... e una volta che prendo la fatidica decisione arriva matematicamente il momento dei dubbi tipo: avrò fatto la scelta giusta? Forse sarebbe stato meglio se avessi scelto l'altra opzione... e nel caso di acquisti più modesti, come abiti o scarpe, succede nove volte su dieci che il giorno dopo all'acquisto è tempo di fare un cambio merce... A volte ho superato me stessa e ho cambiato più di una volta l'articolo comprato, praticamente tornando alla prima scelta!
Per questo mia madre vive con sofferenza il dovermi accompagnare in qualche negozio a comprare... sa che arriverà questo momento dell'indecisione e credo che preferirebbe pelare dieci chili di cipolle piangendo come una disperata piuttosto che assistere a queste mie scene ansiogene... :-)

Alla fine ho optato per una Canon e, udite udite, non mi sono pentita neanche per un attimo! In realtà ho sempre avuto un debole per la Canon quindi la scelta era pressochè fatta... ho voluto però dare una possibilità alla Nikon  e mi sono letta decine di forum in cui ovviamente ognuno la pensa diversamente, creando più confusione che altro...


Sul modello invece non ho avuto grandi dubbi, visto che sapevo di non poter spendere di più (stando a quanto dice mia madre non avrei dovuto spendere nemmeno questo...)... quindi ho tralasciato la fascia entry level per prendere un ottimo livello un po' più alto con la EOS 600D.

Al momento sono dotata solo del corpo macchina e di un molto basilare obiettivo 18-55 che è quello in dotazione. Quindi sono consapevole che mi manca un bel numero di attrezzi base che sono fondamentali, tra cui: altri obiettivi, un treppiede, un flash esterno, delle luci (anche "artigianali"), ecc., ma pian piano mi attrezzerò...
E poi piccolo dettaglio, devo imparare ad usarla!
Per ora sto facendo esperimenti fotografando qualsiasi cosa mi capiti a tiro e cercando di spostarmi dall'automatico, ma la strada è lunga!
infatti Henri Cartier-Bresson (attenzione che comincio a fare pure citazioni di alto livello!) diceva che: "le tue prime 10.000 foto sono le peggiori", quindi ne devo scattare ancora alcune migliaia prima di uscire dal tunnel degli obbrobri!

E mentre scatto a ripetizione, magari studio un pò di tecnica, giusto per capire a che servono quelle decine di tasti, rotelline e menu che non sono messi lì a caso per decorare lo spazio e cerco di entrare in sintonia con concetti assai astrusi sino ad oggi come iso, apertura del diaframma (per me il diaframma era solo quello con cui dovevo respirare quando facevo danza!), tempo di scatto, bilanciamento del bianco e altre robine così...
E' così iniziato il training in autogestione (sapete che sono un'autodidatta convinta!) e di materiale da studiare ne ho già tanto... compatibilmente coi miei tempi ristretti.

Per cui oggi vi ho presentato la mia nuova amichetta, ma non aspettatevi di trovare foto perfette da super foodphotographer dal prossimo post... ne passerà di acqua sotto i ponti! E soprattutto, compariranno ancora delle orrende foto fatte con la compatta visto che il mio archivio è pieno e non ho mica il tempo di rifare una trentina di ricette con tanto di foto!  :-)
 

Comunque vi aggiornerò mostrandovi i miei progressi... non vedo l'ora di popolare il mio account di Flickr che fino ad ora ho snobbato!





E nell'attesa di avere una folla di modelli che fa la coda davanti casa mia per farsi immortalare dal nuovo talento della fotografia (io!), o di avere la mail intasata da riviste di food che senza i miei scatti non possono proprio andare in stampa, ecco che un soggetto è stato preso di mira a ripetizione... il mio cane JOY!!!
Purtroppo non ha gradito molto questo occhio gigante che lo rincorre, nè tanto meno il rumore della messa a fuoco... il risultato è che lui scappa appena mi vede impugnare la macchina fotografica e puntarla verso di lui e io mi esercito nella fotografia in movimento tipo giornalista in campo di guerra o semplicemente a bordo pista in una gara ciclistica! Voglio dire, avete mai visto come corre uno Yorkshire e in quanti posti riesce a nascondersi? :-)








sabato 24 marzo 2012

Scorzette d'arancia candite... e un annuncio!


Un attimo di attenzione! Annuncio un imminente cambiamento nella mia vita!
Chi mi conosce ha già sentito pronunciare questa frase da me, perchè effettivamente di cambiamenti nella mia vita ce ne sono stati tanti!
Ma che ci volete fare, io ho bisogno di nuovi stimoli e poi dico sempre che la vita è troppo breve per fare sempre le stesse poche cose...

(Per chi non l'avesse capito è in partenza un altro bel post lungo, quindi non volendo rendermi responsabile del vostro taglio delle vene o di altri rimedi estremi per porre fine alla noia, vi autorizzo come sempre a scorrere giù sino alla ricetta, così vi risparmierete la fatica di leggere cose di cui probabilmente poco vi importa!)

Vorrei subito tranquillizzare gli stoici che hanno deciso di andare avanti a leggere, dicendo loro che il cambiamento nulla ha a che vedere con fidanzamenti, matrimoni e gravidanze.
Or bene, qualcuno saprà che alle mie spalle, neanche troppo lontano, c'è un'impegnativa esperienza imprenditoriale (un negozio di articoli per la danza) che per diversi motivi si è conclusa lo scorso dicembre.
Ebbene, dopo 3 mesi di "diversa occupazione" (il termine "disoccupazione" proprio non lo tollero... voglio dire, io sono sempre molto occupata, anche quando non lavoro, solo che si tratta di occupazioni non retribuite!) in ottima compagnia visto quanti amici sono a spasso da prima di me, il tanto necessario lavoro è arrivato!
Sì perchè ve lo confesso, io faccio parte di quelli che a casa non si annoiano per nulla, ma non avendo nessuna lauta fonte di reddito (propria o di un congiunto), nè di eredità presente o futura da cui attingere, mi è indispensabile lavorare per vivere.

Mi piacerebbe sollazzarmi tutto il giorno tra shopping culinario, fornelli, fotografie, blog ed eventi del settore, magari ricevendo un compenso per tutto ciò, ma non mi è stato possibile muovermi in quella direzione.




Se vi è rimasto ancora un briciolo di voglia di andare avanti a leggere e soprattutto se la curiosità, che essendo femmina dovrebbe albergare almeno in voi lettrici, è lì che scalpita, allora vi starete chiedendo 'sta matta cosa andrà a fare dopo aver saltellato tra diverse professioni?
Ebbene, da lunedi vestirò i panni della "digital account".

Machestaaddìstamortadesonno??

Per farla breve, siamo in ambito pubblicità, marketing e comunicazione. E la mia figura professionale in questo contesto ha altresì un occhio di riguardo ai social media.

Insomma, cercherò di sfruttare in campo pubblicitario le mie manie da smanettona di internet e di pc...





Questa è solo la premessa, molto teorica. Quello che realmente succederà lo saprò a partire da lunedì. Di sicuro ho tantisssssimo da imparare e tanta voglia di farlo!
E' una bella sfida che potrà darmi grandi soddisfazioni e che sicuramente mi darà anche un bel carico di stress e di impegno notevole, quindi su queste pagine ci rivedremo solo nel week-end.

E non dimentichiamoci che devo tornare ad essere dipendente dopo quattro anni di lavoro in proprio. Sembra una stupidaggine, ma riabituarsi all'idea di "prendere ordini" e rispettare i ritmi dettati da qualcun'altro non è semplice.

Inutile dire che ho paurissima e anche una bella dose di ansia, che spero possa svanire entro la prima giornata di lavoro!

A questo proposito, domani giornata quasi interamente dedicata alla scelta del giusto outfit... il primo giorno è importante!
E poi per stemperare l'agitazione mi darò alla preparazione di una dozzina di cupcakes!

Siccome questo genere di eventi merita un in bocca al lupo gigante e qualcosa che porti bene, ho deciso di abbinare al post la ricetta delle scorzette d'arancia candite che arriva direttamente dalle pagine del libro che porta il nome a loro dedicato.
Sì, il libro omonimo del blog di Claudia! Quello di cui vi parlavo qui facendo un'esilarante recensione... ecco, se ancora non l'avete comprato, fatelo subito!
Se conoscete Claudia sapete che una bella persona come lei può solo essere portatrice di cose positive. Ma se conoscete me, questo già l'avete sentito tante volte...
Dai segnatevi la ricetta, che è facilissima e di riuscita garantita e correte a prendere le ultime arance della stagione!
Per inciso, vengono talmente buone che le mangio pure io che ho sempre odiato i canditi. Ennesima conferma che tra i prodotti industriali e quelli home made c'è un abisso sia in termini di genuinità che di gusto.







Ingredienti:

scorze d'arancia

acqua
zucchero

Procedimento:

Tagliate le scorze d'arancia a striscioline sottili (io ho tolto anche la parte bianca, è più forte di me!) e mettele a bagno per 24 ore cambiando l'acqua dopo mezza giornata.
Trascorso il tempo scolatele e asciugatele bene.
Pesatele.
Ora prendete la stessa quantità di zucchero e mettetelo sul fuoco in una pentola antiaderente insieme a 3 cucchiai d'acqua.
Quando lo zucchero comincia a sciogliersi unite le scorze d'arancia e mescolate di continuo.
Andate avanti sino a che lo zucchero si esaurisce e comunque fate attenzione perchè deve rimanere bianco.

Togliete dal fuoco le scorzette e mettele a raffreddare su un piano di marmo leggermente unto d'olio e separatele (io il piano di marmo non ce l'ho, quindi ho usato la placca del forno).

Se la goduria non vi sembra sufficiente, allora sciogliete a bagnomaria del cioccolato fondente e immergetevi per metà le scorzette.
Mettete a solidificare in frigo e godetevele... (il binomio arancia e cioccolato è favoloso!!)










martedì 14 febbraio 2012

San Valentino? Ma anche no!





Faccio coming out e confesso che mi viene l'orticaria al pensiero di cuoricini, rose, cioccolatini, frasi d'amore, ecc.
Non fraintendetemi, non sono una cinica o più semplicemente una single frustrata e invidiosa. Io credo nell'amore come poche persone.
Sono solo una persona che non tollera la politica del "volemose bene" a comando in una data prefissata. Bisogna essere coerenti e volersi bene sempre e sorprendere le persone che amiamo senza la necessità di una data sul calendario a ricordarcelo e ad imporcelo.
E' solo ed esclusivamente una festa commerciale come la Festa della Donna (che un senso ce l'aveva pure, ma è stato scavalcato dalle tristissime cene tra sole donne con contorno di spogliarellista sfigato!) o Capodanno.
Ecco, avessi una pasticceria, allora sì che vedrei di buon occhio questa festa!
Purtroppo per essere fedele ad un mio principio vengo meno al mio essere foodblogger, nel senso che San Valentino offre una serie infinita di spunti per creare dolci, biscotti decorati e non solo, ma oggi non ce la posso proprio fare.
Siccome tendenzialmente amo i cuoricini, il rosa, non escludo di fare l'alternativa, come spesso accade, e mettermi a sfornare roba simile, ma in altri momenti.
Voglio dire, volete mettere sorprendere la persona cara con qualcosa di romanticamente a forma di cuore, ma in un giorno dell'anno in cui non lo fa nessuno? Quella è la vera sorpresa...

Ecco, con questo non voglio dire che se oggi a me, single, dovesse arrivare un regalo o un pensiero sdolcinato, butto tutto dalla finestra e insulto il mittente... nooooo!
Solo non sono lì a pensare che se oggi nessuno manifesterà il suo affetto nei miei confronti con qualcosa a forma di cuore o di fiorito allora sono una sfigata!

Come dicevo su FB poco fa, non prendiamoci in giro poi con la storia che non è solo la festa degli innamorati, ma anche delle persone che si vogliono bene e magari sono solo amiche o parenti... eddai... è una baggianata creata ad arte per non far sentire esclusi i single...

Qui lo dico, testimoni tutti, se l'anno prossimo dovessi essere fidanzata e la testa dovesse partirmi per la tangente al punto da fare l'esatto contrario di quello che ho detto in questo post, siete autorizzati ad usare qualsiasi mezzo per farmi tornare in me!!  Ma dubito che questa possibilità si possa verificare!!